Padania – Afterhours

PADANIA – AFTERHOURS

E’ stato probabilmente un errore effettuare l’ascolto di “Padania” ricercando il consueto gusto Afterhours.
Il sapore devastante di alcuni vecchi album si avverte solo a sprazzi, ma non per questo l’album è meno degno di nota, anzi tutt’altro.
Gli Afterhours sembrano essere scesi in piazza abbandonando il palco alternative rock  di alcuni album passati per cantare a loro modo le tensioni sociali degli ultimi anni.
A tratti traspare un ritorno ad un rock italiano anni ’70 con una spiccata influenza degli Area di Demetrio Stratos ed una evidente voglia di rivoluzione o meglio di “Gioia e Rivoluzione”.
Le chiatarrine acustiche dagli accordi facili di alcuni brani si reggono su testi impegnati socialmente che lasciano nervi scoperti.
“Costruire per distruggere” è già un inno dei tempi: è necessario recarsi al parco con la chitarra e insieme agli amici cantarla, gridando all’unisono il ritornello
“Sarà bellissimo fare parte delle gente senza appartenere a niente … mai”.
“Padania” invece non può lasciarti indifferente, personalmente ci trovo dentro tutta la fragilità delle terre di provincia in cui vivo.
E’ un legame stretto, di radicate origini e sogni che si attaccano come una colla all’anima.
Credi di aver capito tutto dell’album ed invece “Nostro anche se ci fa male” ti sorprende e lascia spazio all’amore, ti grida in faccia la verità di certi rapporti e sinceramente rischia di diventare la mia personalissima top track del cd.
Sei quasi alla fine dell’ascolto e ne vorresti ancora ; il gran finale arriva con “La terra promessa si scioglie di colpo”, un brano con una incalzante base di piano che va ad incrinarsi in accordi imperfetti che rendono il tutto sublime.
Sembra una canzone quasi pop eppure il testo introspettivo, il tema toccato e gli stridori di sottofondo la elevano fino a renderla divinamente  surreale; è la degna
conclusione di un cd che non può passare inosservato, talmente azzeccato nei temi e nei suoni che c’è assoluto bisogna di farlo notare.