BATTIATO- IL RITORNO DEL MAESTRO: “APRITI SESAMO”

 

IL RITORNO DEL MAESTRO: “APRITI SESAMO”

L’ultimo album di Battiato risolleva il gusto secco di un arido giovedì da dimenticare.
Mi trovo costretto a definirlo “capolavoro”: sono conscio del fatto che questo termine andrebbe usato con estrema parsimonia, ma non si può trattenere lo slancio che questo lavoro porta con se.
Aggettivi adatti ne ho cercati, poi mi sono abbandonato all’entusiasmo inebriante di una musica che mi ha riportato al pop sofisticato de “La voce del padrone”, all’esaltazione delle frasi biascicate in inglese, alla carica dei cori femminili di sottofondo.
“Apriti Sesamo” è un album decisamente pop che diventa nuovo manifesto dell’unicità della musica di Battiato.
Il video che ha preceduto l’uscita di “Apriti Sesamo” mostrava Betty Wrong (personaggio a me sconosciuto) che cantava in auto la canzone “Passacaglia” : forse era solo una provocazione, Battiato aveva contaminato la sua musica e i testi sgalambriani con una comunicazione scarna figlia dei tempi di You Tube.
Nella canzone “Aurora” addirittura arriva ad usare urletti strozzati che spostano a tratti il pop colto del maestro verso sfumature indie.
“La polvere del branco” inizia chiedendo in un inglese masticato “Do you know Tulku Urgyen? ” per poi spiazzarti con la prima strofa “Ci crediamo liberi, ma siamo prigionieri, di case invadenti che ci abitano e ci rendono impotenti” e non puoi più sottrarti all’incedere di questo brano.
Stavo già ripensando agli album più trascendenti poi ascolto “Quand’ero giovane” e trovo immagini nostrane delle “balere estive” e dei suoni d paese: tutto il mio personale immaginario battiatesco concentrato in un cd più pop di quello che mi sarei mai aspettato.
Chiaramente “Passacaglia” è la canzone che rimarrà a simboleggiare l’intero lavoro ma tutti gli altri brani meritano più di un ascolto.