CONTRO MISURA

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CONTRO MISURA

Di soppiatto, quasi senza pathos, arriva il Nonantola Film Festival 2012.
La troupe dei Fat Call Cool in formazione ridotta inizia la nuova avventura: 4 giorni per fare un corto rispettando le restrittive regole del concorso; il genere attribuito per sorteggio è Thriller.
E’ quel genere che ti frega, che se esageri cadi nell’Horror, se non mantieni alta la tensione finisci per fare un poliziesco.
I cervelli si spremono senza tregua; c’è crisi di idee, nascono 5 sceneggiature diverse in meno di un giorno e siamo già in ritardo sulla tabella di marcia.
E’ giovedì sera e la pizza divorata senza respiro è già dimenticata: bisogna dedicere quale sceneggiatura scegliere.
Nessuna delle cinque soddisfa tutti appieno, alla fine si opta per la mia; si cerca insieme di strutturarla al meglio, arricchendo i dettagli e spalmandola bene nei pochi minuti a disposizione.
In sette, sprofondati su divani e poltrone, cominciamo a discutere e nasce la stesura definitiva.
Si poteva far meglio ma non c’è tempo, si lavorerà al montaggio per rendere il tutto molto più cinematografico; bisogna fare tutte le riprese tra venerdì e Sabato mattina.
Venerdì è una lotta alla sopravvivenza, ognuno di noi ha mille ruoli: attore, addetto alla riprese, addetto luci, tecnico audio,regista, direttore della fotografia; nonostante le carenze siamo compatti e si arriva a venerdì sera stracotti con la paura che le riprese non siano soddisfacenti.
“Le dobbiamo far andar bene, non c’è tempo, ci penseremo in post produzione”.
Il montaggio tra sabato sera e domenica è un misto di musi lunghi, musiche da cercare, tagli stretti da inserire, correzioni colore, filtri fotografici, normalizzazioni audio.
Tra le tigelle mangiate nei ritagli di tempo, le corse per le riprese, le poche ore di sonno nasce “Contro Misura”, un corto thriller fatto senza respirare, da una troupe che “lavora con serietà” (almeno così siamo stati definiti).
Riusciamo a consegnare Domenica con un’ora di anticipo; alla consegna ci riconoscono e una tv locale ci scrocca una intervista che non andrà mai in onda.
Passano pochi giorni e quasi ci si commuove all’arrivo della grandiosa notiziae: “Contro misura” dei Fat Call Cool è in finale.
Tutto fantastico…. non resta che guardare un’altra volta ancora il corto, tenendo bene a mente che: il corto è stato girato in 4 giorni ed era vincolato ai seguenti elementi obbligatori:

GENERE: Thriller
PERSONAGGIO DA INSERIRE NEL CORTO : Il sarto Devis
OGGETTO DA INSERIRE NEL CORTO: Un mazzo di carte
LOCATION DA RISPETTARE: almeno una scena girata a Nonantola
FRASE OBBLIGATORIA DA INSERIRE NEL CORTO: “Le cose stanno cambiando”

ASSORTO PRESSATO
Più di un mese senza scrivere portato via da impegni che riempiono ogni minimo interstizio tra le mie cellule pensanti.
Sto esagerando; troppe cose in troppo poco tempo, troppi obiettivi, pochi attimi di relax.
Il mio corpo vorrebbe mettersi le scarpe da ginnastica e correre fino a disperdere i vorticosi pensieri; le mie gambe invece rimangono semprè lì ferme sotto la scrivania dell’ufficio  mentre la testa continua a risolvere problemi, ad affrontare esami, a pensare cos’è giusto portare avanti domani.
Un mese di full-immersion e nemmeno un’ora per prendere quel respiro lungo che ti riempie dell’ossigeno necessario per ripartire.
L’estate si era fatta sentire in certe temperature avvertite sulle maniche corte, poi coerentemente con i miei assidui impegni è rientrata in letargo lasciandomi ancora in balia di un pressante gelido Aprile.

4 Marzo 2012
C’è stato un periodo in cui ci trovavamo in una stanza fredda che era diventata la nostra piccola sala prove.
Avevamo un mixer e due casse comprate in società, ci portavamo due chitarre e altrettante voci.
Avevamo iniziato a provare una canzone che si intitolava 4 Marzo 1943; era stupenda, la cantavo male ma mi entusiasmavo tantissimo, in particolare mentre fischiettavo quel motivetto iniziale.
Era datata 1971 , io sarei nato diversi anni dopo.
Sentire fischiettare lo stesso riff da Dalla e Degregori nel live ripescato su You tube oggi mi fa effetto.
Una settimana fa circa ero in macchina e si cantava “Rimini”, una canzone che forse non è mai stata annoverata tra i grandissimi successi di Dalla.
Io l’ho sempre tenuta inserita nella mia playlist preferita; quell’inciso parlato da un bagnino romagnolo col megafono non sono mai riuscito a togliermelo dalla testa e va a finire che tutte le volte che arrivo sulla costa romagnola mi vien da cantare “Rimini, com’è che le persone, Rimini, voglion sembrar sempre più giovani, seguimi, solo così ti godi Rimini”.
Poi c’è la storia delle lasagne.
“Ma che buone le lasagne con il vino e poi il caffè” canta Dalla nella canzone Lunedì e quando mangio le lasagne di casa mia mi balza sempre alla mente.
In realtà mi vien voglia di ascoltarla tante altre volte: è una canzone che sa di casa, di mamma, di mare e di una tristezza leggera che la rende una delle mie canzoni preferite.
Nient’altro da aggiungere se non “Buon compleanno Lucio”.

Sanremo e i grandi manoni

La cosa più divertente di Sanremo 2012 è stato di certo l’anagramma di Gianni Morandi ovvero I Grandi Manoni.
Tutto il resto è scomparso nel solito buco nero post festival.
Dei giovani ho perso ogni traccia, dei big continuano ancora a galleggiare i ritornelli di Arisa e i vibratini di Renga al quale non so proprio resistere.
Cinico il metro di giudizio con la trovata di impareggiabile iniquità della golden share e il televoto dichiaratamente condizionabile tramite l’utilizzo dei Call Center.
Sono rimasto sorpreso che la gara canora abbia trovato spazio all’interno dello show di Celentano, l’uomo che con due dichiarazioni e molti silenzi ha spazzato via Monti e le sue manovre dalla prima pagina dei giornali.
La cosa che mi affascina di più di Sanremo è la scatola che contiene il premio.
Da anni rimane una scatola  vellutata che non si riesce a far rimanere aperta: mentre i fotografi stanno per scattare una foto del vincitore col premio in mano ,la parete superiore o quella laterale della scatola cominciano ad oscillare, tenerla in mano comincia ad essere difficile, la scatola si richiude su se stessa e la foto diviene “goffa”.
Quando il vincitore innervosito dall’indomabile involucro estrae la palma del primo premio si evidenzia un ulteriore problema: dove appogiare la scatola.

LA LISTA 2011
La lista 2011 arriva diretta al blog scarna e minimale coerentemente con le poche ore in cui ho ascoltato musica nel 2011.

1)British Sea Power – Living is so easy
Ho sentito il brano per radio….impossibile vero?
Eppure c’è qualcuno che osa far ascoltare ancora certe canzoni decisamente fuori dal grande giro delle major.
Mi ha fulminato con il retrogusto minimal-dark-indie anni ’80: nell’ascolto mi vedo Bowie e Morrisey che ascoltano compiaciuti la canzone in una festa improvisata di fine anni ’70.

2)Mariposa – Con tre mosse
Li ho sentiti suonare dal vivo sotto il portico di una minuscola cittadina modenese; non potevano suonare sul palco perchè pioveva a dirotto.
Il concerto lo hanno fatto lo stesso ed è stato concecpito con quell’improvvisazione geniale che mi esalta.
Il ritornello lo cantavo già dopo il primo ascolto, una grande scoperta.

3)Vampire Weekend – Run
Nella lista del 2010 non li avevo citati!Sacrilegio!
Li ripesco dalle cantine del 2010 e li faccio giungere dritti sul podio perchè se lo meritano.
Ballabile, ostinata, sguaiata insomma un piacere per le orecchie.

4)Le luci della centrale elettrica – Un campo lungo cinematografico (Ruggine soundtrack)
Non so come, ma Vasco Brondi ci finisce sempre in mezzo.
A forza di riascoltare l’album mi sono convinto che non è male, poi esce con la soundtrack del film “Ruggine” e ci mette dentro una canzone più bella di quelle dell’album.
Io approvo e lo metto in classifica anche quest’anno

5)Tiziano ferro – Hai delle isole negli occhi
Cosa c’entra Tiziano Ferro nella lista?
A mio parere è la prima canzone italiana che sembra scritta da John Legend a Londra.
Certe sonorità non si addicono all’italiano, lui mi ha smentito; quinto posto molto spostato verso il quarto.

6)Nada Malanima – La canzone per dormire
Apprezzo particolarmente questa canzone nella versione live:Nada ,vestita da signora (quale è) sconvolge il palcoscenico riversando nel testo  tutta la rabbia ribelle di una ragazzina fresca e scapigliata. Rivelazione dall’antico sapore.

Menzioni particolari per l’album de “I cani” e “Brunori SAS”.
I primi sono sulla strada giusta sperando che non si perdano nell’esaltazione del loro inaspettato successo.
Il secondo ormai non è una novità nella mia lista; quest’anno sfiora i primi 6 con il brano “Rosa”.

HANNO SPOSTATO L’ISOLA

Splinder chiude i battenti e io mi precipito a spostare tutti i contenuti da una piattaforma all’altra.
Avrei scommesso che prima o poi il mio blog sarebbe evaporato, perso e dimenticato nei meandri della rete ed invece è ancora qui integro in tutta la sua maestosità.
Incredibilmente è scomparso prima il gestore del mio blog della mia voglia di raccontarmi.
Intanto il 2012 è arrivato; prendo in prestito la migliore citazione di John Locke ed esclamo “L’isola è stata spostata”.
L’approdo a WordPress non è stato per nulla indolore ma tra lo spostamento dei contenuti e l’arrivo del 2012 è giunta anche una lieta novella:sono tra gli tra gli 8 FINALISTI del premio letterario CITTA’ DI BOLOGNA organizzato da SUBWAY LETTERATURA.
Che dire….. leggete i miei racconti a questo link http://www.subway-letteratura.org e votatemi.

45giri_coloreI VELOCISTI DEL VIDEOCLIP

Alziamo l’asticella e ci spingiamo in un concorso di videoclip da realizzare in 45 ore con elementi obbligatori, citazioni obbligatorie, canzone assegnata per sorteggio.
E’ il “45 giri film” di Bologna.
L’asticella del salto in alto alla fine la mettiamo anche nel nostro video-clip ma non è solo una metafora della canzone ma anche una metafora dei nostri obiettivi ; in poche ore organizziamo, ideiamo, giriamo, montiamo e consegnamo.
Si parte venerdì sera alle 23.00 e si deve consegnare entro domenica sera alle 20.00.
Incredibilmente riusciamo.
Siamo fuori dalla finale ma rientriamo nei videoclip meritevoli e ci proiettano nella sala del CostArena a pochi passi dal cinema Lumiere di Bologna.
Arriviamo dopo i fuggitivi tra i primi del gruppone; non superiamo il traguardo a braccia alzate ma abbiamo la consapevolezza di poter, un giorno, scattare con i primi.
Aver vissuto 45 ore uniti e concentrati per un comune obiettivo creativo è stato esaltante.
Respiro a pieni polmoni quest’aria positiva preparandomi ad un altro scatto.

indexFESTA DEL RACCONTO: MARIPOSA, BENVEGNU’, VASCO BRONDI E NADA
Sottotitolo: tornare a scrivere di ciò che mi piace dopo mesi di congelamento scientifico

Oggi non dovrei scrivere, dovrei studiare o ripassare o ancor meglio riposare vista la sfiancante giornata lavorativa .
Eppure scrivo, butto giù a perdifiato come un automa perchè sotto pelle qualcosa mi spinge e decide per me.
Sabato scorso si è visto un gran concerto: Mariposa, Benvegnù, Le luci della centrale elettrica, Nada.
Tutto incastonato in due ore e mezza perfette nella cornice del Teatro comunale di Carpi in occasione della Festa del Racconto.
Quando vedi Enrico Gabrielli sul palco capisci che lui con la musica si veste, ci fa colazione, ci passeggia e ci dorme anche.
Suona qualsiasi cosa passi sotto mano e non importa che sia un sax, uno xilofono, una mano o una valigetta 24 ore.
Lo vedi coi Mariposa e dici “questi sono davvero indie, bellissime canzoni con qualcosa di fantasticamente fuori di testa”.
Quando sento cantare  “Se cammino non ho paura prima poi troverò la lavanda e il timo” non trovo spiegazioni e per questo li definisco indiscriminatamente geni.
“Tre mosse” è un pezzo pop di qualità mentre “Con grande stile” nuotata dal cantante sul palco mi carica di quella forza anni ’70 da hippie a Woodstock (ma son pur sempre nel teatro e mi limito ad applaudire).
Mentre Gabrielli mi incanta e si incanta suonando tutto quello che non diresti possibile suonare, i Mariposa se ne vanno con un brano a cappella stonato perfettamente.
Arriva Benvegnù e il clima cambia, solo chitarra e voce profonda per canzoni pregnanti che soddisfano solo l’orecchio esterno.
Passa e va e non mi scortico le mani per applaudirlo.
Quando sul palco sale Vasco Brondi senti subito l’ondata che ti sferza e non ci capisci nulla.
Scientificamente è una chitarra che suona sempre pochi accordi nella stessa maniera, un violino distorto e un cantato semplice tecnicamente scarno.
Emozionalmente è  pelle d’oca totale, lui ci crede e ti arriva addosso che non riesci a toglierlo neanche scuotendoti come un ossesso.
Mi rendo conto cosa conta de “Le luci della centrale elettrica”.
Fanno anche la cover di Battiato “Summer on a solitary beach” e  il giovane-vecchio Vasco Brondi va in quel loop catatonico che rende il tutto ancor più coinvolgente.
Sono carico e aspetto Nada credendo che dalle vibrazioni psichedeliche passerò al pop più cantabile ed invece mi sbaglio clamorosamente.
I “Blem blem blem” di Nada sono il più alternativo dei jingle e il look da signora delle campagne americane è veramente indie.
Dopo una breve introduzione da attrice di prosa consumata Nada si scioglie  ci scioglie con  una canzone bellissima scritta per lei da Piero Ciampi.
Toccato cado al tappeto, davvero una interpretazione sublime.
Nada torna sul palco più volte dopo ovazioni ripetute, deve assolutamente finire con i suoi cavalli di battaglia: il ragazzo gentile del Saxofono Blu suona indie nel teatro e i due ragazzotti magrolini e gemellini che la accompagnano creano un ottimo arrangiamento acustico.
In tempo di crisi mi vien da dire “davvero bella l’Italia della musica bella a soli dieci euro in teatro”

brunori2BRUNORI SAS – Vol.2

La situazione è questa:  tutto il week end ho cantato  ”Rosaaaa non piangere dai” pervaso da un brivido di autoesaltazione musicale .
Ogni due minuti ripensavo al testo della canzone e mi veniva da gridare, incurante dell’abbassamento di voce latente “Rosaaaa tra un mese si sposa, si sposa con me”.
La spiegazione di tal estasi canora è semplice:  la canzone “Rosa” mi ha devastato, anzi tutto l’ultimo album Vol.2 di Brunori SAS mi ha trascinato in un vortice di estasi sonora.
Al prima ascolto mi aveva già fulminato, mi ero già sgolato e ci avevo anche riflettuto sopra.
L’appellativo giusto per quest’ultimo lavoro di Brunori è “direttissimo” proprio come un treno lanciato a tutta velocità da Reggio Calabria verso Milano.
Sai da dove parte e dove arriva eppure è sorprendente: ti fa cantare, ti accompagna, ti fa pensare anche se le frasi sono così schiette che il senso è palese.
E’ in questa semplicità perfetta che trovi la qualità: tutto il cantautorato popolare italiano sembra essere condensato lì sotto i baffetti di Brunori.
Senti l’eco di Rino Gaetano, le sfumature malinconiche di Modugno, le canzoni di Battisti e De Gregori cantate sulla spiaggia con la chitarra con il canzoniere aperto sulle ginocchia.
Allora che fare? Ci vuole un appello : lasciamoli cantare nelle grandi manifestazioni questi nuovi convincenti cantautori italiani, facciamoli girare nelle radio, insomma facciamoli sentire.
Non sono avvezzo ai link lasciati nei post però stavolta ci vuole: 
http://www.youtube.com/watch?v=eBEi5Goc5XA

“Mandiamoli in pensione i direttori artistici, gli addetti alla cultura”   – F. Battiato

nonantolaDI MESE IN MESE

Sul blog spuntano post radi.
Tutto lascia presagire un periodo di stasi latente, invece è il contrario: tutto è frenetico, tutto si muove, tutto scorre, ma al di fuori di questo nido di parole.
Video, commenti, idee che pulsano con una voracità tale che non faccio in tempo a passare di qua a raccontare tutto quello che vorrei.
Pochissimo tempo fa vi raccontavo dei nostri primi esperimenti con i cortometraggi; non sapevamo nemmeno che software utilizzare il montaggio video.
Oggi mi rendo conto che è passato un mese esatto dalla serata finale del “Nonantola Film Festival”; il nostro corto “Cento” era tra i finalisti, proiettato sul grande schermo davanti ad una platea di 800 persone.
In un solo anno passare dal nulla alla finale del “Nonantola film festival” è più di un trionfo.

tempo2MI METTO UN + SUL REGISTRO
 
Sono passate settimane talmente impegnative che definirle con il termine stressanti mi appare riduttivo.
Eppure tutto è andato per il meglio, sono arrivati risultati insperati: il mio tuffo imperioso e violento sui libri universitari ha portato frutti nemmeno immaginabili, contemporaneamente gli impegni lavorativi non hanno dato tregua e le produzioni artistiche si sono evolute di pari passo.
In pochi mesi sono arrivati voti etusiasmanti, passaggi in radio, partecipazioni a concorsi letterari e un corto realizzato senza respirare ancora in attesa di giudizio.
E’ tempo di rialzare la testa e di riempire i polmoni d’aria pura e positiva, di godere della bella collaborazione dell’ultima settimana, di gioire delle risate e degli abbracci degli amici e di chi mi vuol bene.
L’estate dentro sembra essere già arrivata.